Australia
L’Australia era dall’altra parte del mondo. L’Australia era lontanissima e grandissima, al tempo nessuno di mia conoscenza c’era mai stato, tranne zia Anna che da decenni viveva a Sydney e ogni tanto veniva a Roma portandoci i pupazzetti di koala, i boomerang, e altre cose del genere.
Quando ero piccolo avevo due grandi sogni: il Canada e l’Australia, e in Australia una meta in particolare, da quando a metà degli anni ‘80 avevo letto un numero di National Geographic su Ayers Rock e i Monti Olga: arrivare all’Uluru National Park, nel cuore rosso del continente, distante migliaia di km dal mare, la casa degli aborigeni. Fu così che quando, all’inizio del 1989, dissi quasi per scherzo a papà che mi sarebbe piaciuto a novembre andare in Australia, lui mi rispose senza battere ciglio che se avessi dato gli esami dovuti, lui mi avrebbe messo in mano il biglietto per Sydney. Erano cominciate dunque le telefonate con Anna per cercare di capire quando e come sarebbe stato più opportuno andare: all’epoca una telefonata intercontinentale era un’impresa, fosse solo per azzeccare il fuso orario, oltre ai costi esorbitanti applicati dalla SIP. Ma alla fine tutto era stato programmato: ero andato a prenotare il volo in agenzia (facendo due ore di fila, solo per la prenotazione: non sapevo che si poteva fare per telefono…), mi ero procurato riviste e articoli su cosa vedere in Australia (che era pur sempre un immenso continente, impossibile da visitarsi in tre settimane), mi ero fatto spedire da Anna un pò di riviste locali e fatto consigliare per il meglio. E così il 29 novembre, due giorni dopo aver felicemente sostenuto l’esame di Fisica II, emozionatissimo, ero partito da Fiumicino alle 23,55: era il mio primo viaggio fuori dall’Europa, e avevo scelto di fare le cose in grande….Sarei arrivato il primo dicembre, con il caldo, a 15000 km di distanza: il volo, strapieno di emigranti, era stato abbastanza duro: 25 ore complessive, 3 scali (Bombay, con atterraggio sbagliato del comandante del nostro 747 Argentario; Singapore, Melbourne) e un posto vicino al bagno che era stato un autentico incubo. Ma era stato anche emozionantissimo sorvolare per la prima volta il deserto dell’Arabia, sentire l’incredibile puzza dell’aeroporto di Bombay, tale da convincermi a non scendere a terra, girovagare per 40 minuti per il gigantesco aeroporto di Singapore dove bellissime hostess giravano con delle divise mai viste, varcare per la prima volta l’equatore e scorgere, all’alba del terzo giorno, la terra australiana sotto di noi, fino all’atterraggio a Melbourne.
E alla fine, dopo qualche volo in circolo sopra l’aeroporto Kingsford Smith di Sydney, in una bellissima giornata di sole, ero stato finalmente accolto dagli zii: Anna e il marito Sasha mi erano venuti a prendere e subito eravamo partiti alla volta della loro villetta a Dover Heights, nei sobborghi di Sydney.
Purtroppo, appena arrivato, la brutta notizia: per la prima volta nella storia australiana, i piloti di linea avrebbero scioperato per due settimane sicchè i voli interni sarebbero stati pressochè tutti annullati. Avrei così dovuto limitare le gite, tagliare sicuramente quella alla barriera corallina e per andare ad Ayers Rock avrei dovuto per forza prendere un viaggio organizzato. Ma ero troppo estasiato dalla luce della tarda primavera, dall’aria calda, dal meraviglioso succo di frutta assaggiato a Bondi Beach, il paradiso dei surfisti poco prima di arrivare a casa, per lasciarmi turbare troppo da quello che, pur essendo un grave problema, mi sembrava cosa del tutto insignificante…..
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Questo articolo è stato scritto da: Il Decano
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