India 2004
Questo viaggio è in realtà l’unione di due viaggi ben distinti, frutto dei desideri miei e di Massimo. Da molto tempo infatti io avevo sentito parlare del Ladakh, ossia il Tibet indiano, una regione sperduta in mezzo alle montagne a 4000 metri di quota fra l’Himalaya e il Karakorum, al confine fra India e Cina, vicino al Kashmir.
Mi avevano colpito i paesaggi lunari, i monasteri buddisti, il fatto che sembrasse un posto completamente isolato dal mondo e che fosse relativamente ancora poco turisticizzato, oltre al fatto di essere quella parte di Tibet che non aveva subito l’ignobile invasione cinese con tutto ciò di negativo che essa aveva comportato nel Tibet “classico”, a Lhasa e dintorni.
Massimo invece voleva andare in Rajastan, la grande regione del nord dell’India a ovest di Delhi, terra dei maraja e dei loro incredibili palazzi, la parte dell’India più “morbida” per chi visita questo enorme paese per la prima volta.
E alla base di tutto c’era proprio il voler andare in India, un viaggio unanimemente riconosciuto come unico nel suo genere, con relativi vantaggi e svantaggi: c’era stato detto di avere lo stomaco forte, di prepararsi psicologicamente ad una realtà durissima e scioccante e cose di questo genere, ma che valeva assolutamente la pena andare a vivere di persona l’atmosfera che si respira in questo paese così grande e diverso dal nostro mondo occidentale.
Per cui, per questi e tanti altri motivi che si possono facilmente dedurre, abbiamo unito le mete, decidendo di andare una settimana in Ladakh e a seguire due settimane in Rajastan. Avevamo stabilito tale ordine ritenendo che la settimana in Ladakh sarebbe stata molto dura e che quindi era meglio farla all’inizio del viaggio.
La prima cosa che abbiamo fatto dunque, fin dai primi di febbraio, è stato prenotare l’aereo per Delhi, da dove poi sempre in aereo avremmo proseguito per Leh, la capitale del Ladakh. Io e Francesca siamo andati con Alitalia via Milano (abbiamo speso in tutto 100 euri: siamo andati con le Millemiglia), Massimo, Priscilla e Osvaldo con la Austrian Airlines via Vienna.
Sistemato il volo intercontinentale, ci siamo attivati con la Jet Airways, la compagnia che collega Delhi con Leh: ci siamo messi in lista d’attesa (a febbraio!) e a giugno ci hanno dato i biglietti.
Bisognava decidere come organizzare poi i due segmenti del viaggio: per il Ladakh abbiamo scritto una mail ad un’agenzia locale (segnalataci da un amico) che ci ha prenotato l’albergo e organizzato le escursioni, mentre per il Rajastan pensavamo di muoverci in treno e trovare di volta in volta gli alberghi, confidando che agosto in India è bassa stagione per via delle piogge. Alla fine però, pesantemente redarguiti da chi era già stato sul posto riguardo l’utilizzo dei treni (avevamo due settimane, non due mesi: il treno era impraticabile data la lentezza, i ritardi e quant’altro), abbiamo deciso di prendere una macchina (con autista ovviamente: pensare di poter guidare in India è semplicemente ridicolo). Perciò, ho cercato su Google le parole “rent a car - Delhi” e ho scritto ai primi 5 siti che sono usciti fuori. E questa è stata veramente una mossa vincente: per 15 giorni di macchina con autista (praticamente un tuttofare) abbiamo speso 80 euro a testa, e abbiamo girato liberamente per il Rajastan.
Rajastan in cui avevamo deciso di visitare Jaipur, Jodhpur, Jaisalmer, Udaipur e naturalmente, come gran finale, Agra con il mitico Taj Mahal.
E man mano che si avvicinava la partenza, la curiosità di un viaggio così particolare cresceva sempre di più…..
LA PARTENZA
Io e Francesca siamo partiti la mattina da Roma con l’aereo dell’Alitalia per Milano Malpensa, e lì abbiamo preso l’aereo per Delhi: il volo sarebbe durato quasi 8 ore il che spaventava non poco la mia signora, al primo volo lungo di questo tipo e con una diffidenza verso gli aerei abbastanza netta.
Comunque tutto è andato per il meglio e siamo arrivati a Delhi alle 10 di sera, in perfetto orario: adesso dovevamo aspettare gli altri che sarebbero arrivati alle 11.40 da Vienna.
Svolte le formalità doganali, abbastanza lente, ci siamo messi seduti in aeroporto, cominciando a vedere un pò come era fatta questa famosa India… C’erano indubbiamente degli strani personaggi in giro, vestiti in modo esotico (molti con il turbante, alcuni con la tunica, parecchi completamente scalzi) e il clima sembrava piuttosto umido (nonostante fossimo all’interno dell’aerostazione e ci fosse una parvenza di aria condizionata).
Abbiamo anche approfittato per cambiare i soldi e quindi siamo entrati in possesso delle nostre prime rupie, rendendoci subito conto quanto fosse vantaggioso il cambio: per un euro ci hanno dato 55 rupie, con le quali si riesce quasi a mangiare….
Verso mezzanotte sono comparsi i nostri tre compagni di viaggio: Massimo, Priscilla e Osvaldo, con i quali ci siamo diretti verso il terminal dei voli nazionali, situato all’estremità opposta dell’aeroporto.
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Questo articolo è stato scritto da: Il Decano
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