India: itinerario fra spiritualità, traffico e rupie…
di Tiziana
Non dovrebbe essere molto difficile descrivere un viaggio: tappe, date, monumenti, sensazioni ed emozioni. E invece no, perchè un viaggio in India, con tutta la buona volontà non riesci proprio a schematizzarlo, a farlo rientrare nei binari di un percorso organizzato!
Questo perché la gente, il caldo, gli odori la musica e il vociare di questo popolatissimo subcontinente ti travolgono, fino a che, o ti abitui, oppure “impazzisci” e tutto ti diventa insopportabile!
È comunque un viaggio affascinante, che non può lascia di certo indifferenti…
Ma ecco il nostro itinerario.
Delhi
Siamo partiti il 13 luglio, timorosi del caldo e dei monsoni. Atterrati a Delhi, ad aspettarci all’aeroporto c’era Dhara Singh, uno degli autisti dell’agenzia di Karni Singh a cui ci siamo appoggiati per organizzare il nostro itinerario e gli spostamenti.
L’impatto con la città è fortissimo, ci ritroviamo catapultati nel traffico e pensiamo “Bè sarà l’ora di punta”. Giriamo nei pressi dell’Hotel e a Connaugth Place e pensiamo “Sarà una zona particolarmente trafficata e magari è un giorno di festa”. E invece, dopo poco, ci rendiamo conto che l’India è così, in ogni momento, del giorno e della sera.
Delhi non ci lascerà grandi ricordi, è stata la città che ci è piaciuta meno. Abbiamo visitato il Red Fort, la moschea musulmana Jama Majid , il Gate of India e Qutab Minar simbolo dell’islam. Ma in questa città non abbiamo trovato tratti affascinanti, solo molta umidità e davvero tanto traffico. Se ne avete l’opportunità, prima di lasciare Delhi, fate visita anche al Bahai Temple, moderna costruzione a forma di fiore di loto, in cui, i fedeli della nuova religione Bahai pregano, regalando un’immagine di colori vivaci e di grande serenità (una volta ogni tanto!).
Jaipur
Il giorno dopo partiamo per Jaipur, capitale del Rajastan, che raggiungiamo dopo 5 ore di macchina perché nonostante si trovi a soli 285 Km, qui, le strade non sono mai libere e la media di percorrenza con la nostra Ambassador è di 80 Km orari. Anche questa città è popolatissima, ma la sua caratteristica Old city presenta tutti edifici color rosa - colore tradizionale dell’ospitalità - fatti dipingere dal maharaja Ram Singh nel 1827 in occasione della visita del principe di Galles, futuro Re Edoardo VII. Da qui anche il più popolare nome, Pink city.
Dopo una visita pomeridiana al City Palace, residenza del maharaja, dove ammiriamo il cortile con le 4 porte dedicate alle stagioni (la più bella è quella con i pavoni), raggiungiamo a dorso di elefante l’Amber Fort (poveri animali, il percorso è talmente breve e disturbato fastidiosamente da indiani che cercano di vederci ogni tipo di chincaglieria, che forse sarebbe meglio risparmiare questa fatica ai pachidermi e andare a piedi!). All’interno del forte si trova quella che era l’antica residenza del maharaja e delle sue 12 donne. Le stanze da visitare sono numerose, ognuna nasconde qualche segreto e forse qui, a differenza di altri siti, l’aiuto di una guida è indispensabile. A Jaipur, rimaniamo davvero affascinanti dal Birla Temple, un tempio induista costruito interamente in marmo bianco e dedicato al dio Shiva e alla moglie Parvati. Prima di lasciare la città, facciamo un salto al Museo Nazionale, da fuori è bellissimo, si tratta di una costruzione imponente e quasi fatiscente che al suo interno racchiude… ma che non riusciamo a visitare perché siamo fuori orario. Sulla strada verso Agra ci fermiamo al così detto Monkey Temple, dedicato al dio Sole. Qui, un sacco di scimmiette simpatiche si avvicinano per rubarvi dalle mani le noccioline. Occhio però a quelle un po’ più grandi che possono risultare anche aggressive.
L’unico rimpianto che ci rimane è di aver avuto una visione un po’ deturpata dell’Hawa Mahal, il Palazzo dei Venti, principale attrazione a Jaipur. Si tratta di una imponente costruzione su una delle vie principali della città. La facciata è fatta di tanti piccoli fori che venivano utilizzati dalle mogli del maharaja per guardare fuori ma allo stesso non essere osservate. Il palazzo era in ristrutturazione e così non ci siamo soffermati più di tanto!
Fatehpur Sikri
Prossima tappa, Agra. Durante il tragitto facciamo sosta a Fatehpur Sikri, la città fantasma, una volta abitata dall’imperatore Akbar.
Il posto è incantevole, ma lo è ancora di più la parte di Fatehpur con la moschea e la porta di ingresso. La moschea in marmo bianco, catalizza gli sguardi, e il silenzio, interrotto solo da canti di preghiera, ci lasceranno un ottimo ricordo di questo luogo. Ovviamente abbiamo imparato a non affidarci più alle guide che ci abbordano con il solito “Do you need a guide?”e a seminare i bambini che ci inseguono sempre a caccia di rupie!
Agra
Finalmente arriviamo ad Agra: dopo aver visto per tutto il tragitto camion, mucche, bufali e milioni di persone, siamo veramente ansiosi di visitare il Taj Mahal, simbolo dell’amore eterno e nuova meraviglia del mondo. La visita è prevista l’indomani all’alba, ma noi, non possiamo fare a meno di seguire il consiglio della Lonely Planet: prima lo osserviamo da lontano, dal Forte di Agra e poi ci rechiamo sulle sponde del fiume Yamuna per osservare da più vicino questo splendore in marmo in bianco. Intorno a noi nessun turista, solo un gruppetto di bambini che si diverte a scattarci foto e noi assaporiamo un momento davvero magico. L’indomani infatti, la luce dell’alba ci regalerà sfumature uniche, ma lo scenario sarà diverso.
Tutti i turisti vogliono ovviamente scattarsi una foto davanti al maestoso Taj Mahal, mausoleo fatto costruire nel da Shah Jahan per la sua seconda moglie - deceduta nel 1631 dando alla luce il loro 14mo figlio… - e quindi, anche noi, ci mettiamo in coda per il nostro turno!
Siamo comunque fortunati perché la stagione non è di quelle più affollate e dopo il momento di punta, riusciamo anche qui, a prenderci il nostro spazio e a passare due ore all’interno di questo incantevole monumento.
Per la cena sarebbe stato meglio seguire il consiglio di Dhara: mangiare in hotel! Ma noi, sapendo che la zona intorno al Taj Mahal è chiusa al traffico, cediamo alla tentazione di un giretto a piedi e di una cena sul tetto di qualche ristorante con vista sul Taj Mahal.
Bè, al di là che il Taj di non notte non è nemmeno illuminato, inoltre, la posizione dei ristoranti va sicuramente a discapito della qualità del cibo… quasi immangiabile!
Gwalior
Lasciamo anche Agra e risaliamo di nuovo in macchina: la nostra prossima meta è Orchha e durante il tragitto ci fermiamo anche a Gwalior per visitare l’ennesimo forte. Eh già, bisogna farci l’abitudine perché tante città indiane possiedono un forte. A prima vista possono sembrare molto simili tra loro, ma poi, per storia, architettura e panorama, si rivelano unici nel loro genere. Gwalior, per i suoi colori e la gente che abbiamo incontrato all’interno, sarà quello che ricorderemo con più piacere.
Un gruppo di bambini che fa il bagno in una piscina del forte, appena ci vede con videocamera e macchina fotografica si sbraccia per salutarci. Vogliono diventare parte del nostro mondo e dei nostri ricordi. Chissà a cosa pensano quando vedono noi turisti. Forse ci considerano fortunati e un po’ ci invidiamo? Non lo so, non credo. Sono abituati a vivere così, a pregare e ad abitare la strada. Poche certezze, pochi vizi, tanta fede e la mano tesa in cerca di rupie. Hanno abitudini molto diverse dalle nostre e per questo ci trasmettono sensazioni forti difficile da esprimere a parole, è meglio che ognuno le interpreti a modo proprio.
Orchha
Arriviamo ad Orchha al tramonto, l’hotel è bellissimo, nonostante il costo moderato, ha anche la piscina. Ma noi, non appena sistemate le valigie, ci catapultiamo subito fuori armati di macchina fotografica. Abbiamo avvistato una serie di templi abbandonati che con la luce del tramonto hanno assunto tonalità assolutamente da immortalare… Il fiume scorre lì vicino, gli abitanti si lavano e si preparano al momento della preghiera.
Alle 20, Dhara ha in serbo una sorpresa per noi! Ci accompagna all’interno del Ram Raja Temple per assistere al momento delle offerte e della preghiera. Donne con abiti colorati, bambini che giocano, musica, collane di fiori e incenso che brucia. Siamo travolti da tutte queste novità. Le persone intorno a noi sembrano essere serene, è commovente vederli cantare, pregare e battere le mani mentre su Orccha cala la notte.
L’indomani visitiamo i templi e palazzi circostanti…. e prima di partire per Khajuraho, acquistiamo spezie e kajal.
Khajuraho
A Khajuraho ci sono i famosi templi a sfondo erotico, imponenti e piuttosto curiosi! Si trovano in un bellissimo parco verde e sono patrimonio dell’umanità. Le raffigurazioni sono veramente dettagliate, a volte persino esagerate! Qui non dimenticatevi di acquistare i portachiavi che, con un semplice movimento meccanico, riproducono alcune posizioni del kamasutra… un regalo davvero simpatico per gli amici italiani!
Khajuraho è l’ultima città che visitiamo insieme al nostro autista Dhara e quindi abbiamo organizzato una cenetta indiana al ristorante “La terrazza” (nome tipicamente indiano!) che offre un’ottima vista sui templi e soprattutto un menu vasto ed economico. Salutare Dhara ci riempie di tristezza. Per noi non è stato solo un autista o una guida, è diventato piano piano un amico e un ottimo compagno di viaggio. Una presenza discreta che ha saputo capire le nostre esigenze di viaggiatori e ha saputo darci consigli e svelarci segreti e tradizioni hindu.
Varanasi
Il volo per Varanasi è alle 13.30, la città sacra ci aspetta. L’impatto è quello di sempre, se non peggio. Il centro di Varanasi è chiuso al traffico, per raggiungere i ghat bisogna andare a piedi e il percorso è ovviamente… ad ostacoli! Al tramonto è il momento dell’Aarti, la preghiera che richiama numerosi induisti. Ci mescoliamo a loro e assistiamo a questo spettacolo di musica e profumi. Sullo sfondo, il tramonto e il Gange. Percorriamo diversi ghat e al Mankarnika Ghat assistiamo al rito delle cremazioni. Il defunto, trasportato dai parenti su una lettiga di legno, è ricoperto di drappi colorati. Gli uomini si fanno radere barba e capelli, le donne si bagnano nel Gange. A questo punto il corpo viene immerso nelle acque del fiume e una volta pesato e stabilita la quantità di legna necessaria alla cremazione, i parenti la acquistano (185 rupie al chilo) e alla fine, viene acceso il fuoco. Dopo due tre ore il corpo si riduce ad una palla nera e successivamente a cenere, che sarà raccolta dai parenti e dispersa nel fiume. È un momento impressionante, l’odore è acre e il calore del fuoco rende difficile la sosta in questo luogo. Siamo a disagio, soprattutto quando ci viene richiesta l’offerta per la legna da acquistare. Noi possediamo un buon Kharma, ci dicono le persone del posto, e per questo dobbiamo contribuire al bene degli altri e di chi non si può permettere questa spesa! Ci sembra l’ennesima scusa, ma vogliamo crederci e, colti dal momento di spiritualità, facciamo la nostra offerta… che ovviamente non basta. Ma non era un’OFFERTA???
Va bè, ormai siamo abituati, le rupie qui sono richiestissime e noi continuiamo a dare mance, ma ad un certo punto ci chiediamo se questo sia il modo migliore per cambiare un mondo così povero e pieno di contraddizioni, o meglio, se esista un modo per cambiare le cose qui in India!
Due giorni a Varanasi sono davvero eccessivi perché, una volta visitato anche Sarnath, luogo in cui Buddha predicò il suo primo sermone, la città non offre molto. Passeggiare per le strade affollate è faticoso e snervante; l’alternativa sarebbe quella di passare da una fabbrica di seta all’altra, con l’obbligo morale di acquistare sempre qualcosa!
Ed ecco che quindi, un po’ frastornati, stanchi, ma felici della nostra esperienza, il 23 luglio aspettiamo il nostro volo per Kathmandu.
Bye bye India….
“Cose indiane”
Clacson assordanti e strade affollate
Scritte sui camion “Horn Please” e “Blow Horn”
Curry e riso a volontà
Marmellate gelatinose
La gente si rischiara continuamente la gola scatarrando
Questo articolo è stato scritto da: Matteo e Tiziana di onetwotrip.it
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