Norvegia 2003

L’estate (e la tarda primavera) del 2003 verrà ricordata a lungo per l’eccezionale ondata di caldo che ha investito l’Europa, fin dagli ultimi giorni di maggio. Avevamo trascorso tutti i fine settimana di giugno e luglio al mare e quando abbiamo cominciato a pensare al viaggio d’agosto, a nessuno è venuto in mente di voler andare verso sud…

Così, anche in considerazione del fatto che avevo la macchina praticamente nuova dopo tanti anni, avevo proposto di andare in Norvegia, fino a Capo Nord.

In Norvegia ero stato esattamente 10 anni prima, con l’interrail, e da allora mi era rimasta la grande voglia di tornarci per la bellezza dei paesaggi e la particolarità delle atmosfere. Certo, ricostruire l’atmosfera di un viaggio in interrail fatto a 24 anni sarebbe stato giustamente impossibile, e d’altra parte stavolta volevo proprio godermi la Norvegia in tutta la sua bellezza, avendo a disposizione la macchina.

Capo Nord dunque era diventata la nostra meta suprema: e l’avremmo raggiunto partendo da Roma. Questo implicava però che un minimo di tre settimane sarebbero state necessarie per fare il viaggio, e a quel punto quasi tutti i nostri amici si sono scoperti presidenti della Repubblica e amministratori delegati, impossibilitati a prendersi tre settimane di ferie.

Dopo un primo momento di stupore, abbiamo preso atto che nessuno ci avrebbe accompagnato, e quindi io e Francesca siamo partiti da soli. Sarebbe stata una bella prova, in fondo. E tale si è rivelata, tanto è vero che è proprio “colpa” di questo viaggio se dopo non molto tempo abbiamo deciso di sposarci.

Una volta stabilito che saremmo andati solo noi due, ci siamo sbizzarriti con l’itinerario, decidendo di passare prima per la Svezia e poi tornare giù lungo la costa norvegese. Consultando la guida poi ci è venuto in mente di andare fino alle Svalbard, il luogo abitato più settentrionale del mondo, all’80° parallelo, con il sole di mezzanotte anche ad agosto. Certo, sarebbe costato caro, ma ne sarebbe valsa la pena. E a proposito di caro, questo sarebbe stato l’aspetto più negativo: la Norvegia è il posto più caro del mondo. In considerazione di ciò, abbiamo infilato nel bagagliaio la nostra tenda: ci sarebbe stata sicuramente utile.

E così, il primo agosto, mentre in Italia si moriva sempre più di caldo, io e Francesca siamo partiti, alle sei di mattina, in direzione nord.

La prima tappa era subito, sulla carta, molto impegnativa: quasi 1100 chilometri da Roma ad Heidelberg, in Germania, per di più il primo agosto, quindi un giorno molto insidioso dal punto di vista del traffico.

Per prudenza quindi siamo partiti alle 6 di mattina in punto: ci ha fatto un pò impressione partire per un viaggio così lungo nella stessa maniera in cui tante volte eravamo partiti per Anzio o Montopoli: uno zaino ciascuno e in più la tenda, eppure saremmo stati fuori dalle tre alle quattro settimane.

Infatti, una peculiarità di un viaggio del genere era che non avremo avuto orari, date o scadenze, a parte l’aereo per le isole Svalbard che avevamo prenotato per il 9 agosto: era l’unico vincolo che avevamo ed era relativo solamente alla prima parte del viaggio.

Alle 6 precise dunque siamo partiti (era ancora abbastanza scuro, come si vede dalla fotografia), pensando di riuscire ad arrivare ad Heidelberg per l’ora di cena o, auspicabilmente, prima: avremmo avuto così tempo e modo di fare una rapida visita di questa bellissima cittadina tedesca dove, fra le altre cose, è conservata ed esposta la botte più grande del mondo.

I tempi di percorrenza sono stati strabilianti: non abbiamo incontrato praticamente nessuno e alle 11.30 eravamo già entrati in Svizzera, poco dopo le due in Germania e siamo arrivati alla nostra meta alle quattro e un quarto, dopo 1160 chilometri. Avevamo quindi tutto il tempo di trovare un albergo (come prima notte ci sentivamo un pò troppo stanchi per andare a dormire in campeggio) e fare un giro per la città.

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Questo articolo è stato scritto da: Il Decano
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