Patagonia 2006

Erano tanti anni che la Patagonia era una delle mie mete più agognate: il Cerro Torre, il ghiacciaio Perito Moreno, i fiordi cileni, la Terra del Fuoco, Capo Horn erano destinazioni che da sempre avrei voluto raggiungere. Infatti qui c’e’ tutto quello che io cerco di più in un viaggio: la natura, le passeggiate, la montagna, il fatto di raggiungere luoghi estremi (qua si autodefiniscono “La Fin du Mundo”, anche se sinceramente non si prova questa sensazione, specialmente ad Ushuaia…

Avevo pronto l’itinerario dal lontano 2001, quando poi non se ne era fatto nulla per vari motivi: per cui, si è trattato solamente di trovare un compagno di viaggio (la mia Signora non poteva) e di mettere in pratica i preparativi.

Siamo dunque partiti in due: io e Massimo, saggia e sportiva persona.

Per cui, prenotati gli aerei ad ottobre e scritte un pò di mail ad alberghi del luogo per prenotare almeno la prima settimana (quando la nostra collocazione era abbastanza certa), abbiamo stabilito di ignorare Buenos Aires (scalo obbligato in Argentina) perlomeno all’andata e dirigerci direttamente giù in Patagonia, a El Calafate: avremmo passato una settimana circa fra qui e El Chalten (dove si trovano i Monti Fitz Roy e Cerro Torre e dove avremmo fatto, tempo permettendo, ampie passeggiate) per poi trasferirci in Cile a Puerto Natales (per visitare il parco delle Torres del Paine), indi Punta Arenas (sullo stretto di Magellano) e da lì in Terra del Fuoco, fino ad Ushuaia, passando possibilmente per Capo Horn. Purtroppo quest’ultimo può essere raggiunto solamente per mezzo di una costosissima crociera cui, all’ultimo, abbiamo rinunziato per ragioni più che altro morali. E quindi siamo arrivati ad Ushuaia in pulmann: meno leggendario ma più confacente al nostro spirito e al nostro portafoglio…

Siamo dunque partiti il 2 gennaio 2006, da Roma Fiumicino, con destinazione Madrid. Il volo per l’Argentina infatti partiva da lì alle 11 di sera, visto che diretto da Roma non eravamo riusciti a trovarlo.

L’aereo è stato puntualissimo: avevamo quindi 7 ore di scalo, che dovevamo riuscire a riempire in qualche modo. Per fortuna il check-in dell’Aerolineas Argentinas per Buenos Aires è stato aperto alle 7, quindi abbiamo spedito i bagagli e, presa la metropolitana, ce ne siamo andati a Puerta del Sol a mangiare: in mezz’ora eravamo a Plaza Mayor a mangiare degli enormi panini presi al Museo del Prosciutto che sta lì vicino. Eccellente, eccellente!

Dopo una passeggiata per le vie del centro ancora addobbate con le luminarie di Natale abbiamo ripreso la metro e siamo tornati in aeroporto proprio in tempo per una pausa e per l’imbarco sul 747 per Buenos Aires.

La circostanza di aver fatto il check-in per primi ci ha garantito degli ottimi posti, il che ha avuto come conseguenza che le 12 ore di volo siano passate in modo molto tranquillo: siamo atterrati a Ezeiza (l’aeroporto di Buenos Aires) con venti minuti di ritardo, comunque perfettamente in orario per andare a prendere la coincidenza per El Calafate, nostra meta finale, in Patagonia.

L’unico contrattempo è stato dovuto al fatto che ci è stato detto di ritirare comunque i nostri bagagli dopo aver sbrigato le formalità doganali. Ovviamente ciò non era vero, perchè naturalmente i bagagli erano stati automaticamente indirizzati alla destinazione finale (noi stessi avevamo già la carta d’imbarco), ma è bastato per farci venire un pò di panico mentre cercavamo di capire come recuperare il bagaglio (che infatti non arrivava) e contemporaneamente non perdere il volo, che sarebbe partito di lì a poco da un altro terminal dell’aereoporto.

Per fortuna comunque alla fine abbiamo preso il volo che in altre tre ore abbondanti ci avrebbe portato giù in Patagonia: nel tragitto abbiamo sorvolato e visto la Penisola Valdez, la meta che per la brevità del nostro viaggio avevamo sacrificato.

Siamo alla fine arrivati a El Calafate: recuperati i bagagli e preso un tassì, ci siamo fatti portare al nostro albergo, il Cerro Cristal, proprio in centro, che avevamo prenotato via e-mail. Il tempo era coperto ma non pioveva, non faceva troppo freddo; abbiamo così avuto il nostro primo contatto con la Patagonia: una landa desolata e ondulata, con il grande lago azzurro da un lato e le Ande pizzute e innevate sullo sfondo. Il paese è costituito da una strada principale intorno alla quale ci sono file di case basse, tutte ad un piano, in legno e muratura.

In hotel siamo stati accolti dal fantomatico Pepe, il padrone, uno strano tipo con la mania della poesia (aveva tappezzato tutta la reception, chiamiamola cosi’, con le sue composizioni). Abbiamo preso possesso della stanza (piccola, un pò squallida, ma pulitissima) e finalmente abbiamo potuto riposare un pò, non prima però di aver prenotato le gite dei giorni successivi.

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Questo articolo è stato scritto da: Il Decano
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