Cerca:
Ricerca avanzata
Postato: 12-mag-2010 - 1 commenti [ Commenti ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]

 Devo dire la verità, non ricordo mai di aver fatto in tutta la mia vita un viaggio in camper. La tenda e la roulette ancora di più hanno accompagnato molte delle mie vacanze estive nel periodo dell'adolescenza, ma di camper proprio non c' è traccia. Nonostante non abbia mai avuto nessuna esperienza , l'idea della vacanza in camper mi affascina da molto e mi stimola da sempre diversi riflessioni. Ho notato dai vari racconti, raccolti dagli amici camperisti, che vi è un amore viscerale verso questo mezzo e una sorta di intima complicità tra camperista e camperista.

Nell'ideale della vacanza di camper, si scorge un essere comune, un stile di vacanza che lega più persone e le rende affini nel legame comune con il proprio mezzo.

Sempre dai racconti gioiosi dei miei amici, mi sono stati elencati i vari vantaggi della vacanza in camper. Vantaggi che accolgo volentieri, ma nello spirito critico che mi caratterizza voglio anche confrontare anche con gli inconvenienti.

Tra i vantaggi certamente bisogna annoverare la libertà di movimento; la possibilità quindi di potersi spostare liberamente senza il rischio di ritrovarsi senza albergo o senza cena, la libertà inoltre di cambiare luogo se non gradito o se magari il tempo non è dei migliori. Vi è da notare, inoltre che per le famiglie numerose o le grandi comitive di amici, il camper può portare anche dei vantaggi di costo. Una famiglia di 5 persone risparmierà certamente molto rispetto ad una vacanza in albergo. Anche se in un'analisi più dettagliata si dovrebbe considerare i prezzi di acquisto del camper. Tra gli svantaggi, le difficoltà in taluni località a trovare posti adeguati per i rifornimenti, oltre alcune strade dissestante e strette che possono mettere in difficoltà anche i guidatori più esperti. Per taluni,inoltre, la vita in comune in spazi piuttosto stretti che può rappresentare un problema, quindi certamente occorre anche un certo spirito di adattamento ed una predisposizione a vivere a stretto contatti con gli altri.

Alla stregua delle considerazioni razionali mi trovo ancora combattuto; certamente non potrei come prima mossa acquistare un camper, la logica mi consiglierebbe di noleggiarne uno. Cercando su internet si trovano molte società che fanno questo tipo di attività. I prezzi variano molto di periodo in periodo, tutto sommato in bassa stagione per un camper piccolo per 4 persone si possono spendere anche solo 60 euro al giorno, mentre se ne spendono 200 circa in alta stagione per un camper di 7 posti. Provare un camper in bassa stagione, per un week end potrebbe essere un'idea e chissà mai che prima poi faccia anche questa esperienza Mi domando se riuscirò a rivivere quella magia della vacanza in camper, di cui molti mi parlano. Come già detto non ho mai provato la vacanza in camper, ma l'immagino come qualcosa di intimo e caloroso, dove la bellezza sta nel svegliarsi al mattino e trovarsi ogni giorno davanti un paesaggio diverso, che ti regala una nuova sensazione di scoperta e ti rinnova la tua voglia di continuare il viaggio.

 

Postato: 8-mag-2010 - 0 commenti [ Commenti ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]

 

I parchi letterari

Esiste ai giorni d'oggi un fascino particolare per i luoghi associati alla vita e le opere degli scrittori, che induce una nicchia di turisti a visitare le case di nascita e l'ambiente nel quale lo scrittore si è formato.

Tali luoghi si possono identificare: nei sentieri, nei ruderi, nelle vecchie case degli autori, nei centri storici od in qualsiasi altro luogo che abbia caratterizzato la vita o le opere degli scrittori.

I motivi di questo desiderio sono da ricollegarsi a più ragioni. Innanzitutto l'attrazione verso le località legate alla vita degli scrittori. Le vecchie case nelle quali gli scrittore vissero, possono rievocare un atmosfera nostalgica e di rispetto da parte dei turisti.

Un altro motivo del turismo letterario è da ricercarsi in quei luoghi nel quale un'opera letteraria è ambientata. Una terza ragione riguarda qualche episodio fondamentale nella vita dell'artista, come la sua nascita, il matrimonio, la morte o qualche altro evento rilevante.

I luoghi letterari, rappresentano in sintesi, i luoghi reali nel quale gli scrittori vissero e nei quali il turista, ricerca quegli indizi utili, per meglio comprenderne la vita e le opere o semplicemente per ricordarli e venerarli.

I luoghi deputati alla contemplazione delle vita e delle opere degli scrittori sono detti Parchi letterari.

Il senso del Parco Letterario consiste nel salvaguardare il pensiero e l'esperienza dello scrittore e di stimolare la curiosità e la fantasia dei turisti.

Per ripristinare il ricordo letterario, si deve intervenire nello spazio deputato, in modo da ripristinare per quanto possibile le medesime condizioni che hanno creato quell'esperienza o quel pensiero che furono testimonianza di vita e fonte di ispirazione dell'autore.

In tale ottica i parchi letterari creano dei processi di valorizzazione del territorio non soltanto a livello culturale ma anche in ottica strettamente turistica economica, offrendo nuove possibilità di lavoro.

Sebbene i luoghi deputati al patrimonio letterario, rappresentino da sempre delle fonti di attrazioni per molti turisti, vedi per esempio la casa di Dante a Firenze che ormai da tantissimi anni riceve migliaia di visitatori ogni anno; negli ultimi anni la diffusione del parco letterario come luogo della memoria

 

letteraria si mostra in rapida ascesa.

In Italia ne sono nati molti negli ultimi anni, tra i quali ne elenchiamo alcuni di seguito1:

 

ABRUZZO

  • Gabriele D'Annunzio, Anversa degli Abruzzi (L'Aquila)

     

BASILICATA

  • Carlo Levi Aliano, (Matera)

  • Carlo Levi Grassano, (Matera)

     

    CALABRIA

  • Franco Costabile, Lamezia Terme (Catanzaro)

  • Tommaso Campanella, Cosenza (CS)

 

    CAMPANIA

  • Pomponio Leto, Teggiano (Salerno)

     

LAZIO

  • Omero, Agro Pontino (Latina)

  • Pier Paolo Pasolini, Ostia (Roma)

  • Publio Virgilio Marone, Pomezia

     

LIGURIA

    • Dante in Lunigiana, Ameglia (La Spezia)

    • Eugenio Montale, Monterosso a Mare (La Spezia)

       

MARCHE

  • Paolo Volponi, Montefeltro (Pesaro Urbino)

 

SICILIA

    • Giovanni Verga, Vizzini (Catania)

       

    • Nino Savarese, Enna

    • Salvatore Quasimodo, Modica (Ragusa)

 

TOSCANA

  • Giosuè Carducci, Castagneto Carducci (Livorno)

 

 

 

 

Postato: 26-apr-2010 - 1 commenti [ Commenti ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]

La centralità del concetto di sostenibilità sta diventando sempre più un argomento di attualità. Tale concetto non rappresenta tuttavia una novità assoluta dei nostri tempi, infatti sono passati più di trent'anni da quando nel 1987 nel rapporto Brundtland (dal nome della presidente della Commissione, la norvegese Gro Harlem Brundtland) venne coniata la definizione di Sviluppo Sostenibile. Tale definizione recitava: "lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni ".

I problemi centrale che la commissione affrontò, riguardarono le problematiche legate all'inquinamento ambientale ed ai danni provocati all'ecosistema.

In seguito, la definizione e la linea di pensiero della commissione Brundtland, furono riprese dalla Conferenza mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU (World Commission on Environment and Development, WCED), dalla quale nasce la cosiddetta regola dell'equilibrio delle tre "E" ecologia, equità, economia.

Nel 1994, l'ICLEI (International Council for Local Environmental Initiatives) elabora una nuova definizione di sviluppo sostenibile, inteso come: “Sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l'operabilità dei sistemi naturali, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi”.

In definitiva, L'ICLEI, vuol definire lo sviluppo sostenibile, quello sviluppo che fornisce fattori ecologici, sociali ed opportunità economiche a tutti gli abitanti di una comunità, senza creare una minaccia alla vitalità del sistema naturale, urbano e sociale dalle quali queste opportunità dipendono.

Nel 2001, l'UNESCO amplia ancora il concetto di sostenibilità, sostenendo che "la diversità culturale è necessaria per l'umanità quanto la biodiversità per la natura (...) la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale". (Art 1 e 3, Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, UNESCO, 2001).

La dichiarazione dell'Unesco pone un quarto e forte pilastro al tema della sostenibilità quello della "diversità culturale".

Pur non essendo un tema nuovo, sembra che soltanto negli ultimi anni il concetto di sostenibilità stia iniziando a diffondersi nell'opinione pubblica; che si dibatte oggi su argomenti quali: la salvaguardia dell'ecosistema ,il consumo critico, la necessità di crescita dei paesi in via sviluppo, la tutela delle biodiversità e delle diversità culturali.

Accanto al tema della sostenibilità si sta dibattendo su un altro aspetto a questo correlato , quello della crescita zero.

Il tema della crescita del PIL come indicatore che scandisce lo sviluppo di una società, sembra aver trovato ai giorni d'oggi delle resistenze.

I sostenitori della bioeconomia , con il suo fondatore Nicholas Georgescu-Roegen hanno teorizzato un sistema di "Decrescita".

Tale teoria pone l'accento sulla limitatezza della risorse presenti in natura e sul fatto per il quale, la crescita economica non possa intendersi illimitata.

Lo sviluppo, non può considerarsi soddisfatto soltanto attraverso la crescita del PIL, che come già sostenuto non può essere infinita, ma deve misurarsi, altresì, nella ricchezza sociale di un territorio.In tal senso la buona salute dell'ecosistema, il funzionamento della giustizia, la fruizione della cultura, le buone relazioni sociali rappresentano altri indicatori di ricchezza non monetaria sinonimi di crescita di una società.Il PIL, infatti, se è uno strumento fondamentale nel computo della ricchezza materiale di una società; comporta in altre occasioni dei risvolti negativi.

La crescita del PIL, non vuol dire necessariamente sviluppo, almeno se si intende con il termine sviluppo un accezione più generalista di quella meramente monetaria. A sostegno di ciò riportiamo le stesse parole dell'attuale ministro delle finanze Giulio Tremonti: “Ho l'impressione che la realtà non sia completamente catturata dalle statistiche sul Prodotto interno lordo. Se fossero calcolati e acquisiti come rilevanti dati come la bellezza, l'ambiente, la storia, il clima, l'Italia avrebbe un'imbarazzante prima posizione, seguita a molte distanze da altre lande”. Il PIL, “non è un limite, ma un punto su cui riflettere, dal momento che è stato inventato prima della globalizzazione. Non a caso parliamo di un prodotto fondamentalmente "interno".

Le società attuali, drogate da consumi materiali considerati futili (telefoni cellulari, viaggi aerei, uso costante e non selettivo dell'auto ecc.) non percepiscono, in generale, lo scadimento di ricchezze più essenziali quale la qualità della vita e sottovalutano le reazioni degli esclusi, come la violenza nella periferie o il risentimento contro gli occidentali nei paesi esclusi dallo sviluppo economico.

La teoria della decrescita sostenibile, non implica evidentemente il perseguimento della decrescita in sé e per sé; si pone invece come mezzo per la ricerca di una qualità di vita migliore, sostenendo che il PIL consente solo una misura parziale della ricchezza (un incidente d'auto, ad esempio, è un fattore di crescita del PIL) e che, se si intende ristabilire tutta la varietà della ricchezza possibile, allora è urgente smettere di utilizzare il PIL come unico indicatore.

Risulta difficile sostenere con certezza quali saranno gli indici sui quali verrà calcolato il grado di sviluppo di un paese in futuro; pare chiaro tuttavia, che dei profondi cambiamenti siano in atto nella nostra vita quotidiana ed in tal senso il viaggio e la bellezza sono elementi che possono contribuire alla svolta di questo cambiamento, favorendo nuove ed importanti riflessioni.

Nel turismo si parla di sostenibilità per indicare quel turismo che garantisce i bisogni dei turisti del presente senza comprometterne i bisogni dei turisti del futuro.

Ci si chiederà a questo punto qual'è la relazione tra il viaggio, bellezza e sostenibilità; in realtà le connessioni sono ben più di quanto si possa immaginare.

Iniziamo dicendo che gli anni dell'industrializzazione e del consumo hanno senz'altro portato i paesi occidentali in un stato generale di benessere; ma hanno altresì prodotto nell'eccesso del mito consumistico un aumento della generazione di brutto, che si è manifestato, nell'eccessiva ed invasiva speculazione edilizia, nei rapporti sociali ( vedi forte aumento delle malattie sociali , quali droga, alcolismo e depressione) nella distruzione di interi paesaggi ed ecosistemi e nel degrado ambientale in generale.

Tuttavia siamo di fronte ad un cambiamento di rotta, il sorgere di nuovi valori quali la biodiversità, la diversità culturale ci invitano ad un nuovo approccio con la natura e le persone.

Così, in questo rinnovato spirito il viaggio nella bellezza diventa il piacere di tutelare l'ambiente, il piacere di godere di un paesaggio ancora incontaminato, il piacere di scoprire le tradizione ed il folklore di un popolo o il gusto genuino dei cibi di una sagra popolare. In tal senso il bello qui espresso niente ha che fare con il bello stereotipato del turismo di massa, laddove il bello è rappresentato dal piacere edonistico di mostrare e sfoggiare la bellezza più che di trarne reale godimento.

La professoressa americana esperta di estetica Elaine Sarry, nel suo libro "Sulla bellezza ed essere giusti", difende il concetto di bellezza dalle critiche di alcuni intellettuali, che sostengono che il bello distoglie l'attenzione da argomenti più importanti ed è rappresentativo di un pensiero edonistico e superficiale. La Sarry, non si limita solo alla difesa ma contrappone una visione pedagogica della bellezza; nella quale la contemplazione del bello in un quadro, in un paesaggio, in un monumento, in un tramonto, ci induce in un rapporto sociale più aperto e più equo.

Un'altra tesi, questa, per sostenere che il viaggio nella bellezza svolge un'importante funzione educativa nell'apprendimento di nuovi valori sorti dai valori della sostenibilità

Altro valore dei nostri tempi che crea una correlazione diretta tra turismo e sostenibilità, è quello della tutela dei paesaggi .

Il paesaggio è probabilmente l'espressione più emblematica del rapporto tra territorio e uomo.

Esso rappresenta, infatti, la combinazione tra la biodiversità; nell'alchimia nella quale gli elementi della natura si contraddistinguono l'uno dall'altro da luogo in luogo e la diversità culturale; nell'interpretazione della stessa natura da parte dell'uomo secondo gli usi e le tradizioni del posto.

Il paesaggio in questo contesto accresce così la sua idea di bellezza. Oltre al bello puramente estetico, che è rappresentato nei colori e nelle forme nelle quali il paesaggio stesso si configura, si deve parlare della bellezza intrinseca nei valori stessi che il paesaggio rappresenta.

Ecco quindi che il paesaggio diventa per il viaggiatore una promessa di bellezza ( che come diceva Sthendal è una promessa di felicità), che si realizza non solo nella contemplazione dell'immagine, ma nell'idea; intesa come insieme di valori che quell'immagine rappresenta.

In tale contesto il paesaggio diventa meritevole di tutela alla stregua dell'arte e della cultura, in quanto oltre ad assolvere l'importante funzione di preservazione dell'ambiente, assolve la funzione di preservare e testimoniare valori e tradizioni delle popolazioni che lo abitano.

 
Postato: 24-apr-2010 - 2 commenti [ Commenti ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]

Viaggiatore e turista sono due entità sulle quali gli studiosi di scienze sociali si sono dibattuti e confrontati nel corso degli anni. Il viaggiatore è una figura tipica del mondo preindustriale mentre il turista nasce nella società industriale con i viaggi di massa organizzati.

Con la società industriale alcuni fattori quali:la crescita economica generale,lo sviluppo di efficienti e rapidi sistemi di trasporto, la conquista dei diritti sociali delle classi meno abbienti , fa si' che il turismo diventi più che mai un fenomeno da comprendere e studiare. Vengono pertanto proposte alcune definizioni per il turista, tra le quali probabilmente la migliore o almeno la più nota; è quella proposta dall'Organizzazione Mondiale del turismo (World Tourism Organization). Tale organizzazione recita : "un turista è chiunque viaggi in paesi diversi da quello in cui ha la sua residenza abituale, al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno e il cui scopo abituale sia diverso dall’esercizio di ogni attività remunerata all’interno del paese visitato. In questo termine sono inclusi coloro che viaggiano per: svago, riposo e vacanza; per visitare amici e parenti; per motivi di affari e professionali, per motivi di salute, religiosi/pellegrinaggio e altro."

Gli elementi nodali di questa definizione mettono in evidenza tre aspetti fondamentali del turista, ovvero: lo spostamento, il tempo e le motivazioni. Proprio queste ultime sono da considerarsi fondamentali nell'analisi tra turista e viaggiatore. Infatti, se sicuramente il turista è guidato da motivazioni quali; il bisogno di relax, il bisogno di staccare dalla routine quotidiana, il raggiungimento di uno status che lo pone in una posizione diversa nella scala sociale assecondo ad esempio il luogo di vacanza frequentato; di contro il viaggiatore è animato da motivazioni quali: la scoperta di nuovi mondi, la curiosità nei confronti di diverse culture, la contemplazione dell'arte e della bellezza in generale.

Il viaggiatore, inoltre, differisce dal turista del periodo industriale, in quanto le sue motivazioni nascono da una coscienza propria che lo porta ad un irrefrenabile bisogno di scoperta e di appagamento dell'intelletto.Il turista del periodo industriale si trova, più frequentemente come un entità artificiosa inserita in un una logica artefatta di sistema. Il pacchetto turistico nella varietà delle sue proposte è l'elemento nel quale il turista viene categorizzato e gestito come in una logica di catena di montaggio. Si tratta di un turista di front region incapace di imporsi e di penetrare nell'ambiente che lo circonda.

Dopo il boom del turismo delle tre esse (sun-sex-sea) , di un'offerta che si è concentrata su infrastrutture hard e ha portato a volte una cementificazione eccessiva negli anni Sessanta, oggi con l'emergere di turismo sostenibile, di un turismo culturale più soft (basato su elementi quali: enogastronomia, folklore, tradizioni), il senso del viaggio assume connotazioni diverse.

Il turista moderno che scava nella back region, va oltre lo spettacolino da turista ma vuole conoscere la verità e l'autenticità dei luoghi; è un soggetto che assume una centralità e che ha la forza di imporsi.

Quindi per il turista si può parlare di un passaggio evolutivo, ovvero di un ritorno alle origini. E' come se il senso di scoperta e di riscoperta che connotano in maniera sempre più marcata il turista moderno, rappresentassero un ritorno alla figura del viaggiatore originario, dell'esploratore, dello studioso, dell'assetato di conoscenza; solo che se in passato non si guardava oltre,oggi si cercano di scoprire le identità dei luoghi, le tradizioni e gli usi dei popoli.

In ultima analisi pare piuttosto difficile tracciare delle nette linee di demarcazione tra queste due figure.Pare tuttavia chiaro,che queste si sovrappongano ed in taluni casi possano anche coincidere o almeno coesistere.

Per fare un esempio un po' surreale, potremmo dire che il turista è il corpo che si sposta nello spazio e il viaggiatore è l'anima che invia l'impulso vitale di questo spostamento. Il viaggiatore, quindi, nient'altro è che quel turista dal comportamento atipico che riesce a penetrare in spazi e culture diverse da quelle originarie e con le quali crea un nuovo tutt'uno armonico. In definitiva , turista e viaggiatore nient'altro rappresentano se non due diverse filosofie di viaggio

 

Postato: 21-apr-2010 - 0 commenti [ Commenti ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]

Il viaggio nella bellezza non riguarda solo uno spostamento fisico al fine di poter ammirare musei, monumenti, piazze e palazzi, ma altresì prende in considerazioni l'approccio mentale con il quale il viaggiatore compie il suo cammino.Nel viaggiatore culturale, tale potere è molto accentuato dal fatto che egli dispone di una predisposizione naturale a ricercare questo senso di bellezza ed esserne avvolto e coinvolto.Il viaggiatore culturale o come chiamato al giorno d'oggi il turista culturale, è tra tutti i tipi di turisti definiti in età moderna, quello che più si identifica nel viaggio nella bellezza. Ecco, quindi che il turista culturale compie nel suo cammino verso il bello, un viaggio parallelo: un viaggio fisico, fatto di strade, palazzi, musei, di spostamenti in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo e un viaggio metafisico, nel quale si producono sentimenti di attesa, di quiete, eccitazione e riflessione.Il viaggiatore del bello è colui che cerca oltre la bellezza materiale e puramente estetica ma che riesce a produrre nei suo sensi interni, un vortice di sensazioni frenetiche che regalano benessere.Così quel viaggiatore che incarna tale spirito non si limiterà ad ammirare la bellezza del David di Michelangelo o gli altri celebri monumenti dell'Accademia di Firenze; bensì cercherà la verità di tale materia nel suo ambiente esterno. Esaminando i comportamenti dei cittadini del luogo, scoprendone le tradizioni e la cultura, cercherà di cogliere nel presente quell'essenza generatrice di bellezza che è stata prodotta nel passato ma che proroga tutt'oggi il suo effetto.In quest'ottica, la bellezza non è contemplata solo nell'opera d'arte ma anche in tutto il suo contesto circostante. Ciò che dà piacere nel recepire l'idea di bellezza non è soltanto dipeso dal gusto estetico con la quale quella bellezza è stata generata, ma altresì dal contesto storico, dalla storia dell'artista e dalla sua originalità.In questo contesto l'opera d'arte non diviene solo un oggetto bello o meno bello da ammirare,quanto materia con la quale si testimoniano tracce di umanità e cultura. Il turista culturale, ha bisogno più che mai nell'incontro e confronto con la bellezza, di trovare quegli attimi di riflessione e armonia che lo rigenerano e lo animano di nuova forza interiore con la quale tendere al benessere.

Ecco, quindi che più che mai ai giorni nostri, dove alcuni dei valori più nobili dell'essere umano si stanno lentamente dimenticando, il viaggio nella bellezza può assumere una funzione di risveglio. Gli anni di plastica  hanno come detto condizionato molto le nostre menti e le nostre abitudini. Negli anni del boom industriale il viaggio è stato inteso più come vacanza e momento di relax o di esaltazione dello status. Nei grandi cambiamenti di questi ultimi anni stanno sorgendo importanti riflessioni su aspetti spesso dimenticati. Si è iniziato a parlare anche nel mondo dell'economia, di morale e di etica , la difesa dell'ambiente ha riportato alla ribalta dei valori quali la rivalutazione del mondo rurale, la sostenibilità del pianeta, la riscoperta e la salvaguardia delle tradizioni e del folklore. In questa nuovo contesto, il viaggio ha assunto un valore ed una funzione diversa rispetto al passato, dove la ricerca delle bellezza può rappresentare una guida verso l'apprendimento di questi emergenti valori.