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Postato: 26-apr-2010 - 1 commenti [ Commenti ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]

La centralità del concetto di sostenibilità sta diventando sempre più un argomento di attualità. Tale concetto non rappresenta tuttavia una novità assoluta dei nostri tempi, infatti sono passati più di trent'anni da quando nel 1987 nel rapporto Brundtland (dal nome della presidente della Commissione, la norvegese Gro Harlem Brundtland) venne coniata la definizione di Sviluppo Sostenibile. Tale definizione recitava: "lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni ".

I problemi centrale che la commissione affrontò, riguardarono le problematiche legate all'inquinamento ambientale ed ai danni provocati all'ecosistema.

In seguito, la definizione e la linea di pensiero della commissione Brundtland, furono riprese dalla Conferenza mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU (World Commission on Environment and Development, WCED), dalla quale nasce la cosiddetta regola dell'equilibrio delle tre "E" ecologia, equità, economia.

Nel 1994, l'ICLEI (International Council for Local Environmental Initiatives) elabora una nuova definizione di sviluppo sostenibile, inteso come: “Sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l'operabilità dei sistemi naturali, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi”.

In definitiva, L'ICLEI, vuol definire lo sviluppo sostenibile, quello sviluppo che fornisce fattori ecologici, sociali ed opportunità economiche a tutti gli abitanti di una comunità, senza creare una minaccia alla vitalità del sistema naturale, urbano e sociale dalle quali queste opportunità dipendono.

Nel 2001, l'UNESCO amplia ancora il concetto di sostenibilità, sostenendo che "la diversità culturale è necessaria per l'umanità quanto la biodiversità per la natura (...) la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale". (Art 1 e 3, Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, UNESCO, 2001).

La dichiarazione dell'Unesco pone un quarto e forte pilastro al tema della sostenibilità quello della "diversità culturale".

Pur non essendo un tema nuovo, sembra che soltanto negli ultimi anni il concetto di sostenibilità stia iniziando a diffondersi nell'opinione pubblica; che si dibatte oggi su argomenti quali: la salvaguardia dell'ecosistema ,il consumo critico, la necessità di crescita dei paesi in via sviluppo, la tutela delle biodiversità e delle diversità culturali.

Accanto al tema della sostenibilità si sta dibattendo su un altro aspetto a questo correlato , quello della crescita zero.

Il tema della crescita del PIL come indicatore che scandisce lo sviluppo di una società, sembra aver trovato ai giorni d'oggi delle resistenze.

I sostenitori della bioeconomia , con il suo fondatore Nicholas Georgescu-Roegen hanno teorizzato un sistema di "Decrescita".

Tale teoria pone l'accento sulla limitatezza della risorse presenti in natura e sul fatto per il quale, la crescita economica non possa intendersi illimitata.

Lo sviluppo, non può considerarsi soddisfatto soltanto attraverso la crescita del PIL, che come già sostenuto non può essere infinita, ma deve misurarsi, altresì, nella ricchezza sociale di un territorio.In tal senso la buona salute dell'ecosistema, il funzionamento della giustizia, la fruizione della cultura, le buone relazioni sociali rappresentano altri indicatori di ricchezza non monetaria sinonimi di crescita di una società.Il PIL, infatti, se è uno strumento fondamentale nel computo della ricchezza materiale di una società; comporta in altre occasioni dei risvolti negativi.

La crescita del PIL, non vuol dire necessariamente sviluppo, almeno se si intende con il termine sviluppo un accezione più generalista di quella meramente monetaria. A sostegno di ciò riportiamo le stesse parole dell'attuale ministro delle finanze Giulio Tremonti: “Ho l'impressione che la realtà non sia completamente catturata dalle statistiche sul Prodotto interno lordo. Se fossero calcolati e acquisiti come rilevanti dati come la bellezza, l'ambiente, la storia, il clima, l'Italia avrebbe un'imbarazzante prima posizione, seguita a molte distanze da altre lande”. Il PIL, “non è un limite, ma un punto su cui riflettere, dal momento che è stato inventato prima della globalizzazione. Non a caso parliamo di un prodotto fondamentalmente "interno".

Le società attuali, drogate da consumi materiali considerati futili (telefoni cellulari, viaggi aerei, uso costante e non selettivo dell'auto ecc.) non percepiscono, in generale, lo scadimento di ricchezze più essenziali quale la qualità della vita e sottovalutano le reazioni degli esclusi, come la violenza nella periferie o il risentimento contro gli occidentali nei paesi esclusi dallo sviluppo economico.

La teoria della decrescita sostenibile, non implica evidentemente il perseguimento della decrescita in sé e per sé; si pone invece come mezzo per la ricerca di una qualità di vita migliore, sostenendo che il PIL consente solo una misura parziale della ricchezza (un incidente d'auto, ad esempio, è un fattore di crescita del PIL) e che, se si intende ristabilire tutta la varietà della ricchezza possibile, allora è urgente smettere di utilizzare il PIL come unico indicatore.

Risulta difficile sostenere con certezza quali saranno gli indici sui quali verrà calcolato il grado di sviluppo di un paese in futuro; pare chiaro tuttavia, che dei profondi cambiamenti siano in atto nella nostra vita quotidiana ed in tal senso il viaggio e la bellezza sono elementi che possono contribuire alla svolta di questo cambiamento, favorendo nuove ed importanti riflessioni.

Nel turismo si parla di sostenibilità per indicare quel turismo che garantisce i bisogni dei turisti del presente senza comprometterne i bisogni dei turisti del futuro.

Ci si chiederà a questo punto qual'è la relazione tra il viaggio, bellezza e sostenibilità; in realtà le connessioni sono ben più di quanto si possa immaginare.

Iniziamo dicendo che gli anni dell'industrializzazione e del consumo hanno senz'altro portato i paesi occidentali in un stato generale di benessere; ma hanno altresì prodotto nell'eccesso del mito consumistico un aumento della generazione di brutto, che si è manifestato, nell'eccessiva ed invasiva speculazione edilizia, nei rapporti sociali ( vedi forte aumento delle malattie sociali , quali droga, alcolismo e depressione) nella distruzione di interi paesaggi ed ecosistemi e nel degrado ambientale in generale.

Tuttavia siamo di fronte ad un cambiamento di rotta, il sorgere di nuovi valori quali la biodiversità, la diversità culturale ci invitano ad un nuovo approccio con la natura e le persone.

Così, in questo rinnovato spirito il viaggio nella bellezza diventa il piacere di tutelare l'ambiente, il piacere di godere di un paesaggio ancora incontaminato, il piacere di scoprire le tradizione ed il folklore di un popolo o il gusto genuino dei cibi di una sagra popolare. In tal senso il bello qui espresso niente ha che fare con il bello stereotipato del turismo di massa, laddove il bello è rappresentato dal piacere edonistico di mostrare e sfoggiare la bellezza più che di trarne reale godimento.

La professoressa americana esperta di estetica Elaine Sarry, nel suo libro "Sulla bellezza ed essere giusti", difende il concetto di bellezza dalle critiche di alcuni intellettuali, che sostengono che il bello distoglie l'attenzione da argomenti più importanti ed è rappresentativo di un pensiero edonistico e superficiale. La Sarry, non si limita solo alla difesa ma contrappone una visione pedagogica della bellezza; nella quale la contemplazione del bello in un quadro, in un paesaggio, in un monumento, in un tramonto, ci induce in un rapporto sociale più aperto e più equo.

Un'altra tesi, questa, per sostenere che il viaggio nella bellezza svolge un'importante funzione educativa nell'apprendimento di nuovi valori sorti dai valori della sostenibilità

Altro valore dei nostri tempi che crea una correlazione diretta tra turismo e sostenibilità, è quello della tutela dei paesaggi .

Il paesaggio è probabilmente l'espressione più emblematica del rapporto tra territorio e uomo.

Esso rappresenta, infatti, la combinazione tra la biodiversità; nell'alchimia nella quale gli elementi della natura si contraddistinguono l'uno dall'altro da luogo in luogo e la diversità culturale; nell'interpretazione della stessa natura da parte dell'uomo secondo gli usi e le tradizioni del posto.

Il paesaggio in questo contesto accresce così la sua idea di bellezza. Oltre al bello puramente estetico, che è rappresentato nei colori e nelle forme nelle quali il paesaggio stesso si configura, si deve parlare della bellezza intrinseca nei valori stessi che il paesaggio rappresenta.

Ecco quindi che il paesaggio diventa per il viaggiatore una promessa di bellezza ( che come diceva Sthendal è una promessa di felicità), che si realizza non solo nella contemplazione dell'immagine, ma nell'idea; intesa come insieme di valori che quell'immagine rappresenta.

In tale contesto il paesaggio diventa meritevole di tutela alla stregua dell'arte e della cultura, in quanto oltre ad assolvere l'importante funzione di preservazione dell'ambiente, assolve la funzione di preservare e testimoniare valori e tradizioni delle popolazioni che lo abitano.

 
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